SPACE TRAFFIC  "Numbness"
   (2018 )

Gli Space Traffic sono un rock trio formato da Fabio Baldassarri alla chitarra, Marco Gugliotta alla batteria e Marco Pica al basso e alla voce. Il loro sound è caldo, quasi “tradizionale”, anche se unisce alcuni elementi del rock psichedelico (quello oscuro, non quello colorato) con velature indie, ma per fortuna è assente la tipica iperproduzione odierna, quella che, per ragioni di mercato e non di scelta artistica, ormai colpisce anche le rockstar più genuine nelle intenzioni (come i Foo Fighters). Ciò che sentiamo della chitarra, proviene dalla chitarra e dall’amplificatore, così come per basso e batteria. Nel loro disco “Numbness”, si parte con la titletrack che è un andante sognante, ma già con “U say U love me” possiamo apprezzare il loro brio rock’n’roll. Per avere quella sensazione lisergica, dobbiamo attendere “Time machine” e il suo riff. “Powder & pride” è un pezzo moderato più introspettivo e serale, una situazione da buio con le candele. Grazie a “Hails of love” e al bending di chitarra, ci troviamo in una canzone che unisce un sentore blues ad una delle melodie cantate più intense del disco. Poi è il momento del pezzo ormonale, “Mirror game”, con arpeggio riverberato, giro armonico pop rock, cori e crescendo di batteria per far piangere le studentesse. Ma “Blue moon” è un lento e doloroso più adulto. Curiosa qui la scelta di usare l’effetto flanger sul crash della batteria. Groove di basso accattivante per “Tear it down”, brano dalla voce con slapback e ritornello corale. L’assolo di chitarra alla fine si smaterializza, si corrode digitalmente. Ma con “Fire from the depth” si rialzano i toni, cantando con un tono divertito quasi da glam anni ’80: “I’m sorry mama, I’m a rockin’ man, ‘cause I’ve got the fire from the depth”. Spicca il ride della batteria, ad accentuare il tiro del brano, e la chitarra in fase solista gioca col wah wah, ricordando i fasti del genere. Il disco si conclude con un lungo pezzo di 11 minuti, in versione live, “The dream”. Ancora introspezione in un viaggio distorto, dove Pica al basso rivela la sua inclinazione grunge. E quando il brano sembra finito, dopo un esplosivo solo di chitarra, il bassista avvia la ripartenza con un riff profondo. Le parole sono altrettanto rivolte all’animo, affrontando la “bitterness of life”. Baldassarri qui ritorna solista con la chitarra, ma in maniera meno virtuosistica e marcando di più l’elemento espressivo ed emotivo. Gli Space Traffic propongono una mistura di diverse influenze, gravitanti attorno ad un centro instabile. Come i frammenti di rocce nello spazio, mossi da un’invisibile energia, e nel complesso sono piacevoli all’ascolto. (Gilberto Ongaro)