KJETIL MULELID TRIO  "And now"
   (2025 )

Di solito aspetto di ascoltare tutto un disco prima di mettermi a scrivere. Stavolta invece scriverò in diretta, perché il primo pezzo di questo disco mi ha parecchio incuriosito per la sua ricchezza di variazioni di stile, che: 1) non voglio dimenticarmi cosa voglio dirvi; 2) mi chiedo come sarà tutto il resto!

“Age of Enlightenment / Parasite” è il titolo del primo brano di “And Now”, uscito per la label Grappa (che no, non è un'etichetta veneta, bensì norvegese...). Gli artisti sono il pianista Kjetil Mulelid, Rune Nergaard al contrabbasso e Andreas Winther alla batteria, e insieme formano il Kjetil Mulelid Trio.

Com'è insomma questo primo brano? In pratica alle prime note, anzi per i primi due minuti, pensavo fosse jazz mediterraneo (!!!) per via di quelle progressioni armoniche spesso suonate su accordi in primo rivolto (cioè con la terza sotto), che danno quel senso di sospensione tanto caro ai jazzisti dal Trentino alla Sicilia (ne ho ascoltati tanti in questi otto anni su Music Map, vi giuro che c'è questa ricorrenza stilistica negli italiani che scrivono jazz).

Invece dopo questi due minuti il pianista inizia ad agitarsi in tutt'altro stile, sfiorando il free per l'energia sprigionata, ma restando invece sempre legato a una certa melodicità. Poi, terza parte, il batterista si ferma per quella che sembra essere una coda del brano, e invece imbraccia delle percussioni: shaker, cembalo, forse bastone della pioggia, e suona in maniera quasi “casuale”, caotica, non ritmica.

E questo è solo il primo brano. Anche in “And Then We Turned Away” e in “Moia Arn” c'è questa frenetica creatività. I mattatori sono Mulelid al pianoforte e Winther alla batteria, che creano poliritmie, e mi chiedo come faccia Nergaard a star dietro a entrambi, con quel compito tanto gravoso del contrabbasso di unire ritmo e armonia nelle sue note.

Con “The Greatest Love” ritornano le progressioni mediterranee che stavolta permangono senza scossoni. Ma anche questo brano ha una “seconda parte”, che ricomincia con una costruzione armonica diversa dalla precedente, che simula una salita infinita. In questo momento Winther, pur restando alla batteria, torna di nuovo a suonare in quel modo inafferrabile, quasi astratto rispetto al ritmo così diligentemente sostenuto fino a quel momento.

Le terzine nella melodia di “Singing Sands” sono così caratterizzanti che a momenti il brano sembra uno swing, quando non lo è. L'armonia prende diverse strade, non solo sostituzioni ma proprio alcuni cambi di rotta netti. I tempi sono comprensibili, ma non vengono mai “battuti” con nettezza. Ad esempio, “Waltz for Agoja” si chiama sì “valzer”, ma non è che faccia zumpappà. Gli accenti sono tutti spostati, facendolo sembrare più un 6/8 rispetto a un 3/4. Il Trio gioca con le nostre percezioni.

Anche “Any Day Now” gioca bene con le progressioni armoniche... poi si trasforma in una sessione ritmica spinta, con contrabbasso protagonista sulla batteria, e Mulelid che sbatte talvolta sui tasti gravi del pianoforte. Qui anche Nergaard si rivela creativo e giocoso. L'album poi si chiude con “Sailor's Song, Part II”, aperta dalle spazzole della batteria e da note lente e meditate di pianoforte, e... staccati di contrabbasso! Il brano è tutto una sorta di attesa latente, di energia sottesa che mai esplode. Davvero un lavoro notevole, questo “And Now”. (Gilberto Ongaro)