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02/04/2025
02/04/2025 FRANKY SELECTOR
''Per me produrre e comporre musica significa mettere microfoni davanti agli strumenti musicali e registrarli...''
Il nuovo disco del cantautore e polistrumentista Franky Selector è fresco di pubblicazione e dimostra l’ennesima scusa buona per agganciare il nostro Bel Paese. Ed è il cinema il vero punto chiave visto che “Odeon” suona come una eterna e morriconiana colonna sonora. Caldo e quiete, pace e una dose di glamour senza altro da aggiungere dentro un ricamo delicato dal sapore vintage. Che bella sensazione di una route che procede verso un tramonto. Ed eccole le date ufficiali del tour che lo riporterà in Italia:
4 Aprile - Francavilla Fontana (BR) - Circo della farfalla
5 Aprile - Agropoli (SA) - Tabarreria
6 Aprile - Santeramo (BA) - Tangram
8 Aprile - Perugia - Marla
10 Aprile - Tolentino (MC) - Green Room Pub
11 Aprile - Terni - Mishima
12 Aprile - Rodengo Saiano (BS) - Alberodonte
Raccogliamo le risposte e ne facciamo una (spero) degna traduzione.
Molti parlano di ENNIO MORRICONE tra le influenze di queste composizioni. Cosa ne pensi? ''Non mi metterei mai nella stessa categoria del Maestro Morricone; è il compositore per eccellenza per quanto mi riguarda. Ma forse ho un gusto simile nel mescolare suoni inaspettati a belle melodie?''.
Cosa significa per te "Odeon"? Perché questo titolo? ''“Odeon” è il luogo dedicato al canto, alla musica e alla poesia; penso che si adatti al mood dell'album e mi piace anche la bellezza fonetica della parola''.
Tornerai in Italia ad aprile. Il nostro è un paese a cui sei molto legato, vero? Ha senso chiederti perché? ''Ho iniziato a esibirmi in Italia nel 2018-2019 ed è stata una storia d'amore reciproca da allora. Per qualche ragione, qui in Italia le persone sembrano capire la mia musica. Ho sviluppato grandi amicizie con musicisti e produttori italiani, tra gli altri Banda Maje e tutta l'atmosfera di “Salifornia”; trovo la scena molto dinamica e stimolante. Adoro l'Italia!''.
Ho l'impressione che questa volta tu abbia dato molto più spazio al suono che alle parole, sbaglio? ''Hai ragione, questo album è più strumentale di prima. Di solito lascio che l'ispirazione arrivi senza metterla in discussione; questa volta le canzoni mi sono venute in questo modo. La voce è ancora presente nell'album ma non sempre canta le parole. Una bella canzone non deve sempre avere un testo per essere apprezzata; a volte la melodia parla da sola''.
E poi c'è un gusto sfacciato per il vintage che non può non essere sottolineato. Da dove viene? ''Voglio dire, sono cresciuto quando la musica veniva fatta con strumenti veri in veri studi; questo è il mio riferimento. Per me produrre e comporre musica significa mettere microfoni davanti agli strumenti musicali e registrarli o collegarli a strumenti che producono corrente elettrica. C'è una dolce imperfezione in tutta l'impresa che non puoi duplicare su un laptop e una soundbank digitale''.