recensioni dischi
   torna all'elenco


POISONHEART  "Till the morning light"
   (2017 )

Esordio discografico per i bresciani Poisonheart con “Till The Morning Light”: disco con una lunga gestazione in studio da parte del quartetto che nasce sul finire del 2000. Intense attività live nel nord Italia e una line up diversa rispetto agli esordi, i Poisonheart pubblicano dieci tracce che spaziano dall’hard rock al punk passando per il glam. Fabio Perini (chitarra e voce), Giuseppe Bertoli (basso e voce), Andrea Gusmeri (chitarra e voce) e Francesco Verrone (batteria e voce) racchiudono dieci vibranti tracce in un disco che sprizza energia allo stato puro a partire dall’opening track, “(You Make Me) Rock Hard”. Voce potente e ritmi pulsanti che strizzano l’occhio ai mostri sacri del rock sono gli elementi fondamentali di un genere mai fuori moda e che racchiude in sé il germe della vitalità. Insomma sul rock, quando è ben suonato, si va sempre sul sicuro e i Poisonheart riescono nell’impresa di realizzare un lavoro che si colloca di diritto tra i lavori più interessanti della musica indipendente. Una cavalcata che suona molto Kiss è rappresentata da “Flames & Fire”, con basso e batteria che reggono bene il gioco delle chitarre, mentre la voci e i cori conferiscono al brano un aspetto imponente, caratterizzato da un solo di chitarra degno di nota. “Anymore”, con la sua intro di chitarra che lascia il posto alla voce e ai cori, non spezza il ritmo rispetto alle due tracce precedenti, anzi mantiene viva l’energia di un lavoro partito con il piede giusto, mentre in “Lovehouse” una porta che si apre cigolando e un urlo fanno entrare l’ascoltatore in una “casa d’amore”. Questa si caratterizza con ritmi che non danno tregua se non nel finale, quando una moto parte ed un attimo di silenzio porta alle sonorità rabbiose e decise di “Shadows Fall”: un rock puro che si colloca sullo stesso solco tracciato dalle tracce precedenti e spiana la via alle successive. “Baby Strange” strizza l’occhio alle ballate acustiche ma rispetto a queste appare più ruvida e veloce: ottimi gli innesti delle chitarre e gli assoli per il brano più soft dell’intero lavoro e si colloca al momento giusto per non appesantire l’orecchio dell’ascoltatore. Si ritorna al sound potente del punk in stile Ramones in “Under My Wings”, dove in tre minuti si concentrano energia e trasgressione e portano senza batter ciglio ad “Out For Blood”, che mantiene vive sonorità punk e glam. Un breve solo di batteria introduce alla corale e frenetica “Hellectric Loveshock”, nona traccia che non arretra di un millimetro rispetto alla strada percorsa dalla prima traccia. A chiusura di questi oltre quaranta minuti di energia, “Pretty In Black”, un'iniezione di adrenalina che completa un lavoro che non delude le aspettative di chi predilige sonorità decise e senza fronzoli. I Poisonheart convincono con il loro esordio discografico, e se dal vivo mantengono la stessa travolgente energia, lo spettacolo sarà sempre assicurato. Bravi! (Angelo Torre)