recensioni dischi
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LUCIO BATTISTI  "Don Giovanni"
   (1986 )

Martedì 25 marzo 1986 esce nei negozi di tutt'Italia il nuovo album di LUCIO BATTISTI, dopo 4 anni di silenzio. In realtà il disco ha venduto già 400.000 copie in prevendita. L'attesa dopo 4 anni di silenzio è grande. Il titolo è DON GIOVANNI ed è composto da 8 canzoni. Tutte scritte da Pasquale Panella il quale collabora per la prima volta con Lucio Battisti. Lui ha realizzato l'album a Londra (come ha fatto per i 3 precedenti) e ancora una volta insieme all'inglese Greg Walsh che ne è il produttore. La lavorazione del 33 giri ha impegnato il cantautore per alcuni mesi (dall'ottobre 1985 al febbraio 1986) e questo è il suo 14° album ufficiale. Inutile stare a discutere su quale sia il pezzo migliore. Ognuno scelga quello che più gli piace per constatare l'impossibilità di essere banale dell'unico nume tutelare della canzone italiana. Inventare e rigenerare ogni volta, senza curarsi troppo della commerciabilità del prodotto ma soltanto di quello che piace a lui e che spesso finisce per piacere a chi lo ha sempre amato. Sfidando le leggi di mercato, quelle del promoting (dov'è Battisti?) dell'apparire a tutti costi altrimenti non si è nessuno. Cosa valida forse per il 98 per cento dei cantanti italiani. Il restante 2 per cento non fa parte dei comuni mortali. Difatti si chiamano Lucio e Mina. E questo dovrebbe bastare, penso. Che look avrà Lucio Battisti in questo 1986? Porterà ancora il foulard al collo oppure sarà ancora soprappeso come si è visto in quella foto rubata in un autogrill datata 1982? Avrà i capelli corti o lunghi? Non è importante. Lucio Battisti è e non è. È già nella mitologia, nell'immaginario di ognuno di noi. È qualcosa che travalica ogni forma di voyeurismo e di presenza costante. Lucio Battisti non ha mai amato il tubo catodico, né le interviste, né le fotografie che, tranne quelle del primo periodo, gli sono sempre state rubate in attimi fuggenti e lo hanno sempre ritratto vestito da casa o con la pancetta prominente mentre si mette in macchina. Ma queste cose a chi interessano? Lucio Battisti non è una show girl, non è un cantante che può appassionare la casalinga che acquista STOP o NOVELLA 2000. Ma incredibilmente, succede lo stesso. Come mai, si chiedono tutti, un personaggio così schivo, così scontroso, così antipatico, riesce sempre a fare breccia nell'anima di un pubblico tanto variegato? Come mai può piacere, indipendentemente da quello che ti piace e da quello che generalmente cerchi in un cantante, in un genere di musica? Come mai, sebbene il tuo massimo sia una canzone di Eros Ramazzotti, quando senti DON GIOVANNI la prima volta dici: ma che roba è, la seconda la "somatizzi" e la terza ti ritrovi a cantarla sebbene sia quasi non cantabile? La popolarità dell'impopolarità, il non darsi e l'essere cercato ugualmente, spasmodicamente. Succede a pochi nel lavoro, succede spesso nella vita di coppia, succede quasi mai ad un personaggio pubblico. Se non ti dai, la gente ti dimentica. Tranne, come si diceva prima, se rispondi al nome di Lucio o a quello di Mina. Battisti? Assente. Mazzini? Assente. Ma in realtà più presenti di tutti gli altri. Parafrasando un titolo dal DON GIOVANNI e una frase di un presago re francese prima della rivoluzione si dovrebbe dire: dopo di lui IL DILUVIO. Stiamo ancora aspettando l'arca. (Christian Calabrese)