recensioni dischi
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NAAM  "The ballad of the starchild"
   (2012 )

Il disco di debutto di questo trio di Brooklin è già nella storia dello stoner, uno dei lavori più originali e interessanti di questo movimento musicale degli ultimi anni. Oggi i Naam tornano con questo Ep di soli cinque brani ed esplorano nuovi territori musicali rispetto al disco d’esordio. ''The Ballad of the Starchild'' è molto più psichedelico e space rock: il primo brano, “Sentry of Skies”, si apre con un arpeggio acustico di chitarra molto delicato, poi entra un cantato spiritato, che sembra uscire da un’altra dimensione, quasi si trattasse di un folk rock stralunato, poi un crescendo ci porta ad una danza dal sapore tribale, che sa di terra e di riti ancestrali, un’apertura di spessore. “Lands Unknown” è molto più psichedelica e space, la lezione dei maestri Hawkwind viene riletta secondo il personale stile di questi musicisti, la chitarra verso il finale diventa molto acida e lascia impressionati per la forza espressiva che fuoriesce. “History’s Son” attacca con un ritmo vagamente tribale e con dei suoni che richiamano il sitar e l’oriente. Ma la vera traccia space rock è “The Starchild”, che provocherà un vero tuffo al cuore di tutti gli appassionati di questo grande genere musicale, che in questi anni sta vivendo un revival piuttosto interessante. Il brano è ricco e strutturato, ci sono tutti gli elementi del genere e soprattutto c’è una grande padronanza della materia da parte del trio americano. Ma è quasi una suite di oltre dieci minuti e condensarla in queste poche righe è compito ingrato. Finale onirico e metafisico con la liquida “Exit Theme”, sembra quasi un’altra band, ma invece è tutto splendidamente coerente. (Rock-impressions.com)