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LICORICE TRIP  "Mexicaña"
   (2024 )

Parte sùbito col botto la band pugliese dei Licorice Trip, rilasciando l’opera prima “Mexicaña”, in quanto è assai raro che ci si presenti sul mercato con un debut-album in modalità concept. In aggiunta, la band lo fa in maniera molto interessante, visto che i 9 brani previsti inglobano l’escursus dei contrapposti che, in itinere di ognuno, va poi ad assumere un significato diverso.

L’analogia con la condizione umana è abbastanza intuibile, visto che vive di dualismi introspettivi, ed ecco che il collegamento ispirativo dei Nostri va apprezzato, a prescindere. E’ palese che si tratti di un disco coraggioso, che osa formulare il tutto con una ricetta pregna di magnetismi post-rock, grunge, desert-rock e refoli di heavy, generata grazie ai variegati background di ognuno dei componenti della band.

La domanda è: ma debuttare con un concept-album è un punto di approdo o un punto di partenza? Diciamo, un po' l’uno e un po' l’altro e non poteva essere altrimenti: anche in questo caso è dualismo, no?

I contenuti iniziano dall’ardimentosa quanto tenace “Mardy fish” che s’impone con piglio formidabile e, di certo, “Glitch” non è da meno col suo andazzo grunge pigro ma efferato, mentre alla titletrack i ragazzi fanno indossare un vestito sonoro più mitigato ma solerte e deciso.

Viaggiando verso “Cairo”, i Licorice Trip ci invitano ad accettare di buon grado le sfide che ci propone la vita, sempre con grinta autoritaria come quella che propone, peraltro, “One way or another”. Invece, la coppia seguente “Sagawa” e “Doorknob girl” si concentra sull’oscurità dell’indole umana, capace di partorire concetti come il cannibalismo ed il feticismo sessuale.

L’apparato mantrico strumentale di “Sidney” è un’angosciante riflessione sull’epoca odierna, che conduce verso la conclusiva e sofferta “Hill’s Abduction”, episodio che traina globalmente in un mood oscuro ed ignoto.

Cosa prevedere per il futuro? Che per i Licorice Trip non sarà facile ripetersi, benché siamo convinti che i numeri ideativi li hanno per avvicinarsi, tuttavia, a qualcosa di parimenti interessante a “Mexicaña”. Chi vivrà, vedrà... (Max Casali)