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DAVID BOWIE  "Rock 'n' roll star!"
   (2024 )

Mi mando spesso in loop a tarda sera una personalissima playlist del Duca Bianco, a rammentarmene, come se ce ne fosse bisogno, la sua grandezza assoluta.

Il video di "Ashes to ashes", che alla prova del tempo appare sempre più rivoluzionario con gli anni che passano, e sintesi della sua abilità performativa e comunicativa e della sua capacità visionaria. Poi quelli di "Thursday child" e di "Jump they say", e per un crescendo di commozione i lapidari e definitivi video dell'ultimo album uscito in dirittura d'arrivo, "Blackstar", apice di una voglia di sperimentazione (orientata tra l'altro al jazz) mai doma, mai placata.

E a coronamento, oltre a quelli di "Let's dance", il video culmine di un periodo che molti hanno considerato a torto laterale e invece dice tuttora moltissimo, come quello di metà anni Novanta, ossia "The Hearts Filthy Lesson".

A uno che si è concesso di tutto (nella vita oltre che nell'arte) e ha esplorato più generi sollevandone sempre l'asticella, un po' come ha fatto Kubrick nel cinema, cosa va riconosciuto, oltre al dono del genio, la capacità dell'essere in anticipo sui tempi, e in parallelo la capacità di cavalcare l'onda di quelli che viveva (vedi il successo del citato "Let's dance")?

Gli va riconosciuta anzitutto la dote di un altissimo artigianato sartoriale, pensato e poi disegnato e poi cucito, provato e riprovato e infine indossato con la coscienza di essere, con certosina pazienza nella costruzione di un personaggio aderente in tutto e per tutto all'idea che volta a volta voleva veicolare, l'ultima autentica star della storia del rock. Come il titolo stesso del presente cofanetto evidenzia a gran voce.

Un maestro che ha saputo circondarsi di produttori stellari (Eno, Nile Rodgers) senza mai esserne soverchiato, a sancire un primato inattaccabile che la distanza del tempo non sminuisce ma anzi agevola e aumenta.

Chi lo ha snobbato o tentato di ridimensionare avrà filo da torcere in questa collezione tutta consacrata alla costruzione del mito di Ziggy Stardust, che manderà in visibilio i cultori e i collezionisti ma dice molto anche al bowiano di ultima generazione. Un monumento doveroso e immancabile anche per chi non ha collezionato tutte le tappe di una carriera ultradecennale e variegata.

Qui siamo nella fucina, nell'atelier, nel laboratorio della bottega di Bowie, grazie a un golosissimo set di 5 CD e 1 Blu-Ray Audio che esplora il viaggio di David Bowie dal febbraio 1971 attraverso la creazione del personaggio di Ziggy Stardust. Ci sono oltretutto 29 brani inediti, cover di demo, sessioni alla Bbc, outtakes e versioni alternative.

Per la gioia degli audiofili il disco Blu-Ray solo audio contiene la rimasterizzazione definitiva del 2012 dell’album originale di Ziggy Stardust in stereo PCM a 96kHz/24bit, più l’album e i mix aggiuntivi del 2003 in DTS-HD Master Audio 5.1, nonché i singoli, gli outtakes e le versioni alternative in stereo PCM a 96kHz/24 bit. E poi ci sono i libri ad arricchire una strenna che i fan vorranno sotto l'albero di Natale senza se e senza ma.

Il primo è un ampio libro di 112 pagine con note di copertina dettagliate, cimeli, recensioni e articoli contemporanei, rare fotografie di Barrie Wentzel, Michael Putland, Mick Rock, Sukita e Alec Byrne, oltre a nuovissime note e interviste con Ken Scott, Mark Carr Pritchett e la collega di David dell’epoca, Anya Wilson.

Ad accompagnare il libro principale c’è una riproduzione compilata di 36 pagine dei taccuini personali di David dell’era Ziggy Stardust, un mito nel mito, la cui costruzione documenta senza tema di smentita quanto il nostro fosse uno dei più abili comunicatori dei nostri tempi oltre che un artista colto e raffinato. Insomma c'è solo da auspicare che altri cofanetti simili, con devota passione costruiti, siano consacrati ad altri album storici del Duca.

Impossibile dare un voto a un cofanetto così, e a chi sta nell'olimpo per diritto divino e di nascita. Personalmente, mi mangio ancor più le mani per non avere tampinato a dovere quelle due compagne di liceo che se lo andarono a vedere e godere giustamente adoranti, beate loro, durante il "Glass spider tour" del 1986. (Lorenzo Morandotti)