recensioni dischi
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STANISLAO SADLOVESKY  "Il declamatore"
   (2024 )

“Il declamatore” è l’opera prima dei Stanislao Sadlovesky, band che si presenta come entità ontologica che emerge dall’oscurità e della quale non si riconoscono collocazioni geografiche né anagrafiche.

Se la presentazione è piuttosto originale, altrettanto lo è la proposta musicale: sospesa fra ambient e industrial, con qualche afflato punk e sporadiche aperture melodiche, la musica dei dieci brani de “Il Declamatore” viene sintetizzata con la formula ambient punk, ma nasce da basi e idee prevalentemente elettroniche e rivela subito una forte vocazione teatrale, sin dall’opener (“Quella bambola”).

“Il declamatore” spiega in fretta anche il suo titolo: suoni spesso minimali, scarni, specchio di un’antologia che è anche concettuale e filosofica, e che vuole situarsi in una ideale situazione post-operatoria e post-traumatica, con molte parentesi spoken. Nel suo derivare da un futuro non ancora vissuto, ma forse solo immaginato o suggerito, “Il declamatore” somiglia a un flusso di coscienza su ciò che sarà, o forse ciò che è, adesso.

Trentasei minuti dall’effetto decisamente straniante, in cui la creatura chiamata Stanislao Sadlovesky raggiunge pienamente l’obiettivo di stupire, trovando le sue migliori manifestazioni in “Scacco matto in mille mosse” e in “Cerco Stravinskij ma non lo trovo”, ferma restando l’urgenza di considerare il disco come una narrazione più ampia, qualcosa d'altro rispetto alla somma di dieci brani, nonostante non tutto sia sempre afferrabile.

Sicuramente non per tutti, in attesa di capire ciò che sarà. Di noi e della loro musica. (Piergiuseppe Lippolis)