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VIOLET BLEND  "Live and true"
   (2023 )

Lo abbiamo verificato un po' tutti nel nostro quotidiano, che le azioni e le decisioni spontanee sono quelle che, nella maggior parte dei casi, riescono meglio. Così nella vita, quindi, così come nell’arte, in quanto ho avvertito a pelle che questo disco del trio toscano dei Violet Blend trasuda di sincerità “assurda”.

Mi spiego: quando la band ha suonato il 23 aprile scorso al Viper Club di Firenze, a nessuno di loro era balzata l’idea che ne potevano fare un album dal vivo ma, a bocce ferme, la cantante Giada Celeste Chelli ha voluto ricreare quel trait-d’union che lega la performance al loro pubblico (anche per gli assenti di quella sera) donandogli, senza strategie di mercato, ben 17 brani tratti, sia da “Demons” che dall’opera prima “White musk”, fibrillanti di adrenalina opalina.

Chiaramente, si parla di un collettivo con l’anima infuocata di rock-metal, accesa su tutto il perimetro di “Live and true”, che gira con motori roboanti come “Rock d.j.”, il singolo “Need” e “Morning”, tanto per chiarire che il buongiorno di vede dal “mattino”. La voce di Giada è cattivella come è giusto che sia, che ti porta a battere il piedino senza volerlo con “You, me and the alcohol”, “He said he was pregnant” e “Funeral of love” ma, sia chiaro che, anche bendati ed operando con vari “skip” d’ascolto, nei pezzi dei Violet Blend ci troverete quella luce e quella grinta formidabile di energia commisurata dai 3 ai 5 minuti con misurata violenza.

E di questa violenza ne risente persino la lirica, con la sconquassante cover Verdiana di “La donna è mobile”: roba che il grande Giuseppe si rivolta nella tomba, non col naso arricciato ma per applaudirli!

Cosa mi state chiedendo? Se ci son ballads? Va beh, con un po' di fantasia, ci sarebbe “Letargo”, però quelle chitarre semi-ruggenti fan sì che non si tratti propriamente di un lentone, Quindi, sarà meglio prepararsi, tosto, ad una fruizione potente non appena pigiate il “play” su “Live and true”: si assicura pogo, sudore e tanto cuore empatico. (Max Casali)